Chiusura dei porti in Italia, scelta giusta?

La chiusura dei porti: un argomento tanto discusso

Indipendentemente dal proprio interesse politico e dalla simpatia per un partito o per un altro, la questione della chiusura dei porti è un argomento che, sempre più spesso, fa parte del parlare quotidiano. I mass media sono in grado di fornire moltissime informazioni a riguardo e, periodicamente, la tematica torna alla ribalta sia che si stia entrando in campagna elettorale, sia che ci si approcci semplicemente ad un qualsiasi altro dibattito.

Mai, come in questi anni, la questione si è fatta sempre più pressante e, sicuramente, dal punto di vista civile e politico, l’intera faccenda andrà a finire sugli annali della storia del nostro Paese, diventando questione di dibattito e di sentenza per le generazioni future che, se dapprima potrebbero interrogarsi sul perché, successivamente avranno molto di cui poter disquisire esattamente come si sta facendo ora.

La gestione dei flussi migratori

Scontato dirlo, ma l’idea di chiudere i porti emerge soprattutto dalla volontà di intraprendere una nuova gestione dei flussi migratori provenienti, principalmente, dalle coste della Libia.

Casi come quello della Sea Wach 3 e della Sea Eye hanno portato a discutere parecchio sulla gestione approssimativa di 49 persone che, per giorni e giorni, non hanno potuto raggiungere né l’Italia né Malta, non essendo queste dichiarate come il place of safety di sbarco.

Il ministro dell’interno Salvini ha, in più di qualche occasione, utilizzato parecchi slogan sulla tematica dei porti che hanno lo scopo di promulgare la sua volontà di chiudere l’accesso all’Italia ai migranti. In più occasioni si è trattato di una propaganda puramente politica che, tutto sommato, è stata tradotta in fatti e che ha raccolto i consensi di gran parte degli italiani, soprattutto in considerazione degli ultimi risultati elettorali.

All’atto pratico la concreta chiusura dei porti rischia di determinare la violazione di diverse norme del diritto internazionale secondo cui le persone che si trovano in mare devono essere messe in condizioni di sicurezza e salvataggio nel porto più vicino. Per tali ragioni chiudere, imprescindibilmente, i porti comporta la violazione di norme sui diritti umani e sulla protezione dei rifugiati di cui l’Italia dovrà necessariamente farsi carico. Chiudere i porti a delle persone appena soccorse determinerebbe la violazione di alcuni articoli della convenzione europea dei diritti dell’uomo in quanto comporterebbe la messa in pericolo della vita stessa.

Certo è che, in un territorio tanto vasto come quello del Mediterraneo, sulla base delle varie convenzioni stipulate, l’Italia è responsabile di circa un quinto della superficie del mare. A seguire anche Malta si palesa come ampiamente responsabile di una zona del Mediteranno.

Tuttavia gli accordi stipulati hanno precisato che, qualora la nave in panne dovesse chiedere aiuto a Malta e questa non dovesse rispondere, potrà chiedere soccorso all’Italia.

Chiudere i porti significa incrementare le mafie transnazionali

È ovvio che la scelta di chiudere i porti comporta non solo una violazione dei diritti umani, ma fa accrescere le mafie transnazionali.
Infatti, storicamente, a seguito dello shock petrolifero del 1973 vi è stato un susseguirsi di campagne politiche atte a chiudere i canali di ingresso regolare ai migranti. I vari partiti che hanno promosso questo tipo di propaganda sono riusciti, nel tempo, ad ottenere sempre crescenti consensi determinando un calo drastico delle persone dotate di regolare permesso di soggiorno.

Per contro, l’aumento degli ingressi illegali è stato reso possibile dalla presenza di associazioni mafiose di lucro che, facendo manleva sulle popolazioni africane, hanno progressivamente incentivato le partenze irregolari, facilitando la partenza anche di coloro che, in situazioni normali, non sarebbero mai potuti partire.

Per poter contrastare tutto questo, la scelta più corretta potrebbe essere quella riaprire dei canali regolari di immigrazione, magari riuscendo a stipulare degli accordi con i paesi di provenienza, a completata tutela dei diritti umani.

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