Grazie Carlo

Grazie Carlo

Sono diversi anni che seguo su questo Blog gli outlook di Carlo Colarieti Tosti sulle dinamiche stratosferiche, combattuto tra la speranza di assistere ad eventi invernali memorabili (eredità di un’infanzia passata alla finestra in attesa di nevicate che non arrivavano mai) e l’ammirazione più matura e consapevole per il valore scientifico dei suoi articoli.

In questi giorni si parla diffusamente dello strat-warming in atto, e delle possibili conseguenze a livello troposferico che potrebbero regalare un finale pirotecnico della stagione invernale. L’evento in questione era stato previsto da Carlo fin dal 10 Gennaio, sulla base di un modello di previsione delle dinamiche stratosferiche al quale lo stesso Carlo lavora da anni, e la cui performance viene messa alla prova ogni anno di fronte al piccolo ma orgoglioso palcoscenico dei frequentatori di queste pagine. Se da una parte non si può rimanere indifferenti a fronte della performance eccellente del modello stesso in occasione dell’evento in corso, dall’altra parte si possono fare delle considerazioni che prescindono dalla performance stessa. Proviamo a riassumerle sinteticamente:

  • Carlo ha elaborato un modello di previsione che ha sottoposto nel tempo a modifiche sulla base di un riscontro sul campo, anno dopo anno.
  • La verifica è stata fatta in tempo reale, ogni inverno, sulle pagine di un Blog accessibile a chiunque, e sottoponendosi quindi al giudizio dei lettori. In alcuni casi un giudizio strordinariamente interessato e competente, nella stragrande maggioranza dei casi curioso ed educato, e solo in rari casi ingeneroso e volgare.
  • In tutte le occasioni Carlo ha risposto alle domande e alle curiosità dei lettori, senza sottrarsi mai, con lo spirito di chi nelle osservazioni altrui cerca spunti per migliorare la sua stessa comprensione dei fenomeni, e in ultima analisi la performance del suo modello.

Competenza, curiosità, umiltà, voglia di capire, desiderio di condivisione, accettazione del giudizio altrui, messa alla prova del prodotto di uno studio pluriennale dinanzi ad un palcoscenico virtuale fatto di persone reali e basato su riscontri tangibili. In altre parole, l’essenza stessa della parola Scienza.

Un confronto impietoso

Il confronto impietoso è con chi, nascondendosi dietro la foglia di fico di un titolo o di una professione, si erge a paladino della scienza; salvo screditarla, quella stessa scienza che pretende di rappresentare, con una serie di comportamenti assai poco scientifici.

  • Producendo, per esempio, modelli che alla prova dei fatti hanno sistematicamente fallito. Per poi sottoporre a estenuanti revisioni i data-set del passato, con l’effetto di ottenere degli history-match più o meno rattoppati da presentare al grande pubblico come pistole fumanti dell’attendibilità dei modelli stessi.
  • Rimandando all’infinito la verifica sul campo dei modelli in questione, spostandola sempre più avanti negli anni, con il risultato che quella verifica non si potrà fare mai, perché nel frattempo saranno cambiate le condizioni al contorno, grazie alle solite operazioni di “omogeneizzazione” dei dati. Rimarranno solo dei nuovi history match, e delle nuove previsioni a 100 anni. Quando saremo tutti morti, direbbe Keynes.
  • Esponendosi fatalmente ai confirmation bias, nel momento in cui i loro stessi sponsor (spesso riconducibili a vere e proprie entità politiche) hanno interesse nel sostenere una narrativa a senso unico.

Una goccia nel mare

Ci sono tanti bravi scienziati, sono sicuramente la maggioranza. Lavorano in silenzio, umilmente, magari con pochi spiccioli di finanziamenti, sacrificando le loro stesse esistenze alla ricerca di spiegazioni e di soluzioni che potrebbero anche non arrivare mai. Ma è proprio nell’essenza stessa di questa ricerca, e di questo sacrificio, e di questa umiltà che mi piace cogliere lo spirito dell’uomo e della donna di Scienza.

Il lavoro di Carlo è soltanto una goccia, per quanto preziosa, nel mare di tanta buona e più o meno oscura ricerca che viene portata avanti nonostante la scarsità delle risorse a disposizione, e l’assenza di clamore mediatico. Ma è una bella occasione, per me e forse per altri che frequentano queste pagine, per riscoprire quanto è bello e gratificante investire il proprio tempo, le proprie risorse, la propria vita, nella comprensione dell’universo che ci circonda. E quanto dobbiamo, tutti noi, ai sacrifici di coloro che a questa ricerca dedicano le loro esistenze. A prescindere dai risultati raggiunti. Ché come disse un certo Feynman: “cerchiamo di capire più in fretta possibile di essere in errore, perché solo in questo modo potremo progredire”.

Con buona pace dei Feynman-de’-noantri, e della loro ridicola pretesa che esista qualcosa di simile ad una “scienza settled”.

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Fonte: Grazie Carlo

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