L’inquinamento causato dall’industria della moda, cosa si può fare?

L’inquinamento ambientale è un tema molto caldo e sempre più attuale, che riguarda tutti, perché i danni all’ambiente perpetrati nell’ultimo secolo dall’uomo, sono talmente gravi che se non si fa presto qualcosa, potrebbe essere troppo tardi, per il pianeta e anche per i suoi abitanti.

Le industrie della moda, purtroppo, sono una delle cause principali dell’inquinamento e dello sfruttamento incontrollato delle risorse naturali, e questo fenomeno è in continua crescita, perché la produzione nelle industrie dell’abbigliamento corre a ritmi serrati e con essa, di conseguenza, aumenta il danno e l’impatto che questa ha sull’ambiente.

L’industria della moda nuoce gravemente all’ambiente

Negli ultimi cinquant’anni, l’acquisto dei capi d’abbigliamento è triplicato, il consumismo sfrenato è alimentato dalle industrie della moda che a loro volta si alimentano grazie a esso e continuano a produrre e a immettere nel mercato una quantità spropositata di indumenti, più di quanti in realtà ne servono, senza tenere in considerazione il danno ambientale che tutto questo causa al pianeta e alla natura.

Basti pensare che l’industria della moda è responsabile del 20% dello spreco d’acqua nel mondo e provoca il 10% delle emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera. A causa dell’utilizzo di sostanze chimiche per trattare e colorare i capi, è anche responsabile dell’inquinamento delle falde acquifere, con il rilascio di pericolose e nocive microplastiche anche durante i processi di lavaggio.

Ma il danno comprende anche i processi di produzione delle materie prime, infatti nelle piantagioni di cotone si stima che vengano impiegate ingenti quantità di pesticidi e insetticidi, oltre al fatto che per l’irrigazione vengono deviati i corsi d’acqua, andando a ridurre la superficie di fiumi e laghi.

La produzione di viscosa sta portando alla deforestazione in Brasile e in Indonesia, le politiche di produzione a basso costo in Cina e in Bangladesh, oltre ad alimentare lo sfruttamento del lavoro, stanno esaurendo le risorse di carbone. Anche il trasporto pesa sul bilancio dei danni che l’industria della moda perpetra nei confronti dell’ambiente, basti pensare che esso conta una media di 12mila chilometri dal campo al negozio d’abbigliamento, con ingenti consumi di carburante e con il conseguente inquinamento dovuto all’emissione di anidride carbonica nell’aria. 

Ma allora cosa si può fare?

Non c’è dubbio che vadano adottate delle soluzioni e al più presto. Un esempio può essere il riciclo dei capi usati e l’immediato cambiamento dell’idea della moda usa e getta, ma da soli non bastano, serve che le industrie rivedano il loro modello produttivo, anche perché da un’indagine risulta che la stessa rete del mercato è ormai satura.

Per fortuna stanno nascendo realtà imprenditoriali e sturt up che vanno adottando politiche di produzione ecosostenibili, che si preoccupano e si ingegnano per non nuocere e impattare sull’ambiente. Alcune tra le idee più innovative sono state premiate grazie a un’iniziativa lanciata da H&M Foundation, che ha istituito un riconoscimento chiamato Global Change Award. Ecco alcune idee che hanno ricevuto il premio:

  • Grape Leather, è una startup italiana che realizza un tessuto simil pelle a partire dagli scarti della produzione vinicola.

  • Solar Textiles, è un nylon biodegradabile a base di acqua e scarti vegetali realizzato sfruttando l’energia solare

  • Content Thread, è un micro filato hi-tech 

  • Denim-dyed, un denim riciclato e riutilizzato

  • Maure Couture, una fibra tessile ricavata dalla lavorazione del letame bovino

Anche alcune grandi catene della moda stanno lanciando delle linee green, segno che qualcosa si sta muovendo, come per esempio:

  • Zara, che ha deciso di avvalersi, per la sua linea Join Life, della lana riciclata, del cotone organico e del Tencel

  • Adidas invece sta riciclando la spazzatura recuperata negli oceani per la realizzazione della sua linea di scarpe green

  • H&M anche ricicla la plastica recuperata dagli oceani, attraverso la sua linea Bionic, ha creato la Conscius Collection che si basa sull’impiego di materiali sostenibili, inoltre sta raccogliendo molti capi usati dai suoi clienti per impiegarli nella produzione di nuovi abiti e accessori

  • Mango Committet, la linea che si avvale di Tencel, cotone organico e poliestere riciclato.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi